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Praso è un comune della provincia di Trento, situato nella Valle del Chiese. Nel territorio comunale si trova il forte Corno, una fortezza austroungarica della prima guerra mondiale che costituisce uno dei più significativi e meglio conservati edifici militari del Trentino Occidentale.
La valle di Daone, formatasi nei tempi del paleozoico con il ritiro dei ghiacciai e lo scorrere del fiume Chiese, è ben protetta dai due fianchi della montagna che la disegnano. Il lago di ldro poco più a sud e la valle del Chiese che segue la longitudine, vi convogliano aria mite: il suo clima è quindi molto buono.
La valle è stata frequentata fin dai tempi più antichi (neolitico): le tribù nomadi della pianura vi giungevano in cerca di pascoli nuovi seguendo il corso del fiume Chiese. Daone è infatti uno dei più antichi villaggi delle Giudicarie. Il ritrovamento di un elmo ritenuto etrusco conservato presso il Museo Civico di Brescia), testimonierebbe la presenza di quel popolo, probabilmente già romanizzato.
I Romani fecero della valle una parte del Municipio di Brescia. Il Cristianesimo vi penetrò con difficoltà, osteggiato dalle popolazioni locali (Celti e, successivamente, Galli Cenomani) tenacemente legate a una diffusa religiosità naturale.
Nel periodo medioevale Praso fece parte della Magnifica Comunità della Pieve di Bono che dipendeva dal Principe Vescovo dì Trento. Nei secoli successivi ebbe rapporti con la Repubblica di Venezia, forse per via del commercio del legname di cui la valle è molto ricca. Nel secolo scorso una pesante migrazione ha interessato il paese, diretta per lo più in Australia e in America (Stato di New York e California). Molte famiglie di emigrati tornano con frequenza nel paese d'origine.
Praso vive un momento di vera e propria rottura con il passato in occasione della Grande Guerra. È il 1915 quando nella valle del Chiese il rombo del cannone rompe silenzi secolari: l'Italia dichiara guerra all'Austria e l'esercito entra in valle. Gli Austriaci si ritirano dietro ai forti che costituiscono la linea del Fronte, e Praso viene evacuato verso le retrovie: nelle Giudicarie Esteriori. Il paese, che si trova a ridosso della linea dei forti, viene distrutto da un bombardamento, ad opera dell'esercito italiano. Nell'immediato dopoguerra gli abitanti tornano con la speranza di rientrare nelle loro case, ma si accorgono di dover iniziare la ricostruzione, che avviene però all'insegna del tradimento dell'architettura tipica. Al posto delle vecchie case con i tetti a due spioventi e con i solai in legno sorgono grandi edifici in muratura fino al tetto. Solo nella parte alta del paese, ma in particolare nella frazioncina Sevror, si ritrovano i segni dell'architettura di un tempo. Sevror, con la sua atmosfera da civiltà contadina, capace di instillare una bella dose di serenità, merita una visitina.
Situato sopra il paese, Forte Corno costituisce uno dei più significativi e meglio conservati edifici militari del Trentino Occidentale. Ha un notevole valore storico, oltre che architettonico. Le polveriere sono rimaste intatte, mentre le cucine conservano le grandi cisterne che servivano per raccogliere l'acqua; si possono, inoltre, visitare i cameroni per l'alloggio delle truppe, la camera mortuaria, la sala per il gruppo elettrogeno ed altri spazi che mostrano un'organizzazione militare puntigliosa.
Come detto, nella Grande Guerra Praso fu quasi completamente distrutto e ricostruito con una nuova struttura urbanistica e una nuova tipologia dì abitazione. Negli anni cinquanta nella valle sono stati costruiti imponenti impianti idroelettrici (tre bacini di 72.380.000 mc. di capacità per una potenzialità annua media di 850.000.000 KWh). Tali impianti, inizialmente deturpanti, sono ora inseriti nell'ambiente in un più composito equilibrio.